Qualche riflessione sulla morte

Come sin da quando ero piccola, la scrittura ha rappresentato per me una modalità attraverso la quale esprimere e far sbocciare quelli che erano sentimenti silenti, non sempre consapevoli e talvolta capaci con naturalezza di oltrepassare il filtro della mente. Sceglievo dunque la scrittura come canale attraverso il quale far sgorgare qualcosa di cui non sempre conoscevo l’origine e che sembrava riposto altrove. Inizialmente i diari, poi la poesia, poi la scrittura di piccoli testi in cui raccontavo a me e a me stessa quello che sentivo essere presente nella mia realtà interiore, il trasferire su carta mi ha permesso tante volte di vedere aspetti che mi erano rimasti ignoti, oscuri, nascosti, celati.

Così, come mi era capitato nuovamente in questi due ultimi anni nei momenti che ho sentito per me più difficili e dunque potentemente trasformativi, ho pensato che farmi aiutare dalla scrittura, momento per me centrale anche dopo aver conosciuto le modalità attraverso le quali lavora il coaching, sarebbe stato qualcosa di potente che avrebbe potuto nuovamente rivelarsi come la forma per me da prediligere. In queste settimane, nella mia vita personale, il tema della morte si è riaffacciato con prepotenza e non potevo dunque ignorare di dargli l’importanza che merita.

In modi misteriosi e oscuri, credo che la capacità dunque della scrittura, come del disegno, come del trasferire un tratto di noi nella materia, ci permetta di comunicare nel confine del piano fisico qualcosa che è diretto dialogo con i mondi a noi noti sino a un certo punto, se non per alcuni versi, ancora quasi del tutto sconosciuti. In questi giorni mi sono trovata in modo diretto ad affrontare il concetto di perdita, di morte, di passaggio a un’altra forma di consapevolezza del vivere che, però, a noi esseri incarnati, rimane in parte ancora decisamente oscura. Credo possa essere questo il principale motivo per il quale questa esperienza è vissuta come fortemente drammatica, eppure, talvolta, la perdita di una persona cara è qualcosa che ci coinvolge su tantissimi piani, che non potremmo ridurre esclusivamente al nostro rapporto con la nostra consapevolezza spirituale.

“(…) Non si è mai preparati alla morte ma non lo si è in particolare a quella delle persone che più si amano. Avevo perso un amico, un fratello, un maestro, tutti in un solo colpo. 
L’impressione che provai da allora – e non è mai cambiata – era che da quel momento il mondo non fosse più lo stesso. 
Il sole, il cielo, le strade, la terra era stata privata della luce che irradiava dal Tuo essere, dalla Tua parola, dal Tuo sorriso. 
Era come se un velo opaco avesse oscurato gli oggetti che mi circondavano.
(…)

Massimo Scaligero

Illustrazione di Matilde Grossi

Negli ultimi due anni, ciascuno di noi si è trovato a dover affrontare, probabilmente molto più intensamente che in passato, il proprio rapporto con la malattia e la morte, il proprio modo di fronteggiare le paure che da questo rapporto sgorgano, talvolta senza controllo e in modo del tutto inaspettato. Ed è forse questo uno degli elementi più straordinari della possibilità di affrontare queste fasi, nel dolore, nella tristezza, come anche nelle sue straordinarie potenzialità trasformative. Perché sì, lo penso fermamente da sempre: quello che viene a scuoterci ed è fuori dal nostro controllo, è ciò che di più prezioso possiamo affrontare, perché ci fa guardare ad aspetti di noi sconosciuti e perché ci permette di fare dei salti straordinari.

Come counselor ho lavorato a lungo e lavoro tutt’oggi con le persone che si trovano ad affrontare i cambiamenti incredibili e dolorosissimi che la malattia e la morte portano nelle loro vite. Mi sono chiesta diverse volte quanto il fatto di non trovarsi a contatto diretto con la malattia e la morte, ma essere sollecitati a pensare costantemente a questi elementi, ci possa aver messo in questi ultimi due anni in una condizione di costante timore del sopraggiungere di queste condizioni, inaspettatamente, da un momento all’altro e quanto questo possa avere influito negativamente sul nostro contatto con tutto quello che ci impediva di immaginare una progettualità futura, lasciarci andare in una relazione nutriente, temendo di doverla interrompere o di doversene privare da un momento all’altro, quanto ci facesse pensare di non poter stare profondamente a contatto con i nostri sogni e dedicare loro una buona quantità di energia e di dedizione.

Ci sono occasioni in questa vita, come avrebbe probabilmente detto Massimo Scaligero, in cui si può “morire prima di morire, senza morire. “Il pensiero della guarigione è la divina tessitura che ha il compito di superare l’illusoria ineluttabilità del vincolo alla natura corporea. Oltre la natura corporea, e dominandola segretamente, vive ciò che è veramente vivente sin dalle origini. Un’Essenza immortale vive nel corporeo, destinata a fare di questo la propria veste immortale.”

Com’è dunque possibile vivere queste esperienze come delle vere e proprie catarsi, attraverso le quali affrontare la paura della propria malattia, della propria morte, il vissuto doloroso della morte altrui, di coloro che ci sono vicini e a cui teniamo?

Io suggerisco alcuni piccoli passaggi che possono sostenerci nel vivere con pienezza questa esperienza:

  • Manifesta apertamente, nel profondo della tua interiorità, l’amore per la persona perduta o, se le paure sono per te stesso, guardati intensamente e domandati in che modo puoi manifestarti amore incondizionato
  • Scegli un oggetto che per te ha un valore particolare, ti lega maggiormente a te stesso o alla persona a cui stai rivolgendo i tuoi pensieri in questo momento, tienilo e portalo con te, se possibile indossandolo
  • Manifesta in modo chiaro quello che provi a te stesso e, se te la dovessi sentire, alle persone con cui hai facilità a connetterti in piena autenticità
  • Scegli un piccolo rituale che ti permetta, in silenzio e stando su di te profondamente, di connetterti con i pensieri di condivisione, amore e spiritualità che ti possano far stare in profonda connessione con te stesso o con la persona amata in difficoltà o che non è più in questa incarnazione terrestre
  • Medita scegliendo una delle formule che ti si confanno maggiormente, il tempo necessario a ritrovare la connessione con la parte profonda di te, con la quale senti di voler comunicare
  • Scegli una forma artistica attraverso la quale esprimere in modo intenso e manifesto tutto quello che si sta celando dentro di te
  • Scrivi nei momenti della giornata in cui senti di voler esprimere intensamente quello che senti, ma anche usa un supporto per fare degli scarabocchi, se le parole non venissero fuori
  • Riduci il più possibile il tempo che trascorri con le persone che non senti come nutrienti in questa fase
  • Prova a sentire qual è il significato che tu attribuisci a questa esperienza e quali sono i pensieri naturali che associ alla malattia, alla morte, all’incarnazione e al passaggio a un altro stato

E ti lascio andare via, mia amata A., da questa incarnazione terrestre, con la consapevolezza che posso portare con me. Sentendoti accanto a me, intensamente, sempre, probabilmente sinché sarò in questa vita.

Dire che i defunti sono presenti fra noi è un rafforzamento del mondo spirituale; e solo il mondo spirituale può suscitare in noi la vera consapevolezza che i defunti, appunto, sono qui in mezzo a noi.

Rudolf Steiner