Ordinario, straordinario e briciole: sessualità e affettività al tempo del Covid19.

“Quando si resta soli nel letto si possono dormire sonno tranquilli, si rimane però uguali a se stessi, si rischia l’aridità, il solipsismo. Amore non nasce da fuori, abita dentro, dal profondo si solleva, come chi si sveglia da un sonno se sente la voce giusta che lo chiama. E’ invisibile ma invade tutto. E, quando si è svegliato, Amore è inesorabile, vuole essere ascoltato. L’amore non è qualcosa che si compra al mercato, un tanto al chilo. E’ un atteggiamento verso la vita, curiosità verso l’altro, la disponibilità ad andare a vedere. Nasce da dentro di noi e a volte ha pure poco a che fare con la persona che scegliamo di avere accanto. E’ desiderio di perdersi, di condividere, di coinvolgersi, di farsi perturbare, di sognare. Di ballare insieme, di godere insieme… Amare è aprirsi al mondo, è risvegliare le emozioni percepite con maggiore sensibilità, incuriosirsi. Amare ricambiati è come trovarsi in paradiso. Per un attimo si diventa immortali, si è totalmente con l’altro quando si sceglie di incontrarsi (“a-mors”, assenza di morte)… Amare unilateralmente è dolore e senso di perdita, è paura e frustrazione ma è pur sempre Amore che permette di conoscersi meglio, di riprendere il proprio cammino singolare e ri-centrarsi.”

Umberta Telfner, Gli amori briciola

Quello che è accaduto in questo anno ha sicuramente portato le persone a distinguere con maggiore chiarezza, ma anche a sentire come necessari due elementi: quello che è la vita ordinaria e quelli che sono i desideri, che hanno cominciato a far parte di un immaginario che li ha portati a essere considerati spesso come straordinari. 

Se guardiamo dunque a questo aspetto all’interno delle relazioni appare evidente una cosa: la pandemia ci ha costretti in casa per diverso tempo, a seconda del paese in cui viviamo, imponendoci, volenti o nolenti, di fare i conti con la nostra vita sino a quel momento. 

Vite che erano perfettamente bilanciate hanno visto improvvisamente venire meno delle parti rilevanti, che erano ritenute anch’esse essenziali, così come quelle che sono rimaste ed è stato ancora possibile vivere; vite non altrettanto virtuose hanno portato a galla sopratutto alcune tipologie di problematiche: da un lato, ci si è resi più facilmente conto che la vita fatta sino ad allora non era l’equilibrio che avremmo potuto desiderare, dall’altro, questa nuova situazione poteva essere un momento di riflessione per cambiare definitivamente cose che sino ad allora non erano state così evidenti, per cui, quella di fermarsi e riflettere si è presentata come un’occasione straordinaria di cambiamento. 

Molti si sono letteralmente accorti, quasi come all’improvviso, di avere una casa o una famiglia o una vita da soli e che bisognava necessariamente interfacciarsi con una di queste condizioni, per 24 ore al giorno. Altri hanno sentito che la vita fatta sino a pochi giorni prima non era quella che avrebbero desiderato e, trovandosi nel rifugio sicuro della propria nuova condizione, hanno dato vita alla famosa collezione di lieviti di birra, esperimenti culinari, apertitivi e attività fisica fatti di fronte a uno schermo e così via, ritrovando anche del tempo per se stessi e per l’eventuale famiglia, di cui prima si erano decisamente occupati molto meno o, in alcuni casi, di cui avevano perso le tracce. 

Ma, a più di un anno di pandemia, cosa potremmo dire che sta succedendo? 

Illustrazione di Sadzylla

Volendo circoscrivere la prospettiva al solo ambito relazionale, possiamo dire che molte relazioni amorose stabili e durature sono entrate in una profonda crisi da cui, in moltissimi casi, non sono ancora uscite, se non nei casi in cui si è deciso di scindere, magari definitivamente, il legame. 

Molte abilità comunicative, di negoziazione e relazionali sono state necessariamente portate in campo e ciascuno dei componenti ha potuto sicuramente fare un’analisi più accurata del proprio reale stato interiore, in mancanza dei tanti stimoli esterni a cui era abituato. 

Per le persone rimaste sole, la situazione è stata assolutamente diversa: quasi tutti in massa si sono dovuti rivolgere alle app di dating per conoscere persone nuove, nel momento in cui questa esigenza era sentita come presente o addirittura pressante, perché non c’è stato per un lungo periodo nessuno dei modi “tradizionali” per farlo e nessun luogo fisico condivisibile a questo scopo. 

Ordinario e straordinario 

Eppure, in tutte queste relazioni, il confine è diventato molto netto: cosa è straordinario e cosa è ordinario. Molte delle cose che davamo per scontate, fanno parte di una vita straordinaria, spesso ormai quasi solo immaginabile, ma non più praticabile, se non in alcuni casi e facendo magari tante peripezie. La vita ordinaria ci sovrasta: i suoi impegni, le sue scadenze, la sua monotonia, la sua ripetitività, che quasi sempre è diventata tale perché ci fa stare seduti di fronte a uno schermo per moltissime ore della giornata, costringendoci a una condivisione anche degli spazi affettivi in questi nuovi termini. 

Ma assieme a questi elementi ci aveva dato anche la struttura per riflettere, l’occasione per fare degli aggiustamenti profondi e fruttuosi per la nostra vita: se tutto manca, cosa voglio che invece ci sia? Quanto tempo deve occupare nella mia giornata? Quanta energia? E come posso ricaricarmi e ritrovare comunque il benessere? Le relazioni strette che ho sono veramente arricchenti e mi permettono di far fluire nuove energie? Queste sono alcune delle tante domande che l’ordinarietà ha permesso di far emergere dentro di noi. 

Ma c’è da considerare l’aspetto della straordinarietà, che non è per nulla irrilevante. 

Come accennato prima, molti degli aspetti che davamo per scontati sono diventati straordinari: questo ha potuto stimolare ulteriormente anche di vivere nella straordinarietà come se ci trovassimo in una sorta di fuga dall’ordinario. Eppure, in questo casi, potremmo trovare delle differenze, seppur sottili, che però portano a fare delle riflessioni ulteriori. L’elemento del desiderare di condividere la straordinarietà è un aspetto molto evidente per chi cerca una nuova relazione in questo periodo: le richieste devono tendere a stupire, come se conoscersi e frequentarsi nei posti tornati accessibili potesse essere troppo banale. Per cui, perché non puntare a stupire? Ci si può immaginare, anziché chiacchierare davanti a un caffè o a un bicchiere di vino, di spingersi a fare un improvvisato weekend insieme, senza nemmeno essersi visti prima, facendolo passare come il desiderio di rimettere i piedi nella sabbia, ma volendo condividere questi momenti e non trascorrerli, nei pochi momenti in cui è possibile, da soli. La straordinarietà evocata da questo tipo di incontri e di relazioni non ha nulla a che fare con eventi che lo siano realmente: si tratta infatti di esperienze fugaci, che potrebbero magari a tratti stupirci o portarci a vivere esperienze adrenaliniche momentanee e passeggere, che però è importante non lasciano mai alcuno strascico.

In passato avremmo considerato persone che sono capaci di fuochi di artificio in tutta una prima parte delle relazioni come soggetti che avrebbero poi potuto, in un periodo un po’ più lungo, deludere moltissimo le nostre aspettative, facendoci impegnare in una relazione senza futuro, ponendoci di fronte a dinamiche chiamate appunto delusive. E perché questo elemento è così importante? Forse per una semplicissima considerazione: sebbene le emozioni che proviamo possano essere grandi e importanti e il livello di connessione che sentiamo nel conoscere qualcuno possa essere anche precipitosamente alto, quello che si costruisce in una relazione amorosa è la capacità di calibrare ordinario e straordinario, in modo che la nostra vita quotidiana, che talvolta può essere anche molto poco stimolante, non sia esclusivamente fonte di lamentele e noia, ma sia qualcosa che possiamo arricchire anche attraverso una relazione profonda, intensa e di valore. In questa tipologia di relazioni possiamo considerare invece le parti della coppia come quelle che insistono affinché il partner sia un vero e proprio “procuratore di emozioni”, in rapporti in cui c’è poco dialogo, poca intimità, magari sesso scarso, nessuna confidenza e tempo insieme strettamente necessario. Sono relazioni in cui il peso della coppia è percepito come estremamente leggero e decisamente diventa, anche se la frequentazione va avanti nei mesi, poco ingombrante, e in cui, dunque, il vero investimento nella vita è decisamente rivolto ad altri aspetti ma sicuramente non nel rapporto a due.

Gli amori briciola sono infatti individuati come una nuova categoria, quanto mai attuale dopo questi mesi di pandemia, che Massimo Recalcati definisce come “prigionieri delle loro pratiche di godimento, dove l’Altro è assente e il godimento un nuovo dovere super-eroico, necessario al fine di sentirsi bene.” Delle “persone senza inconscio” parla Umberta Telfner nel suo bellissimo libro “Gli amori briciola”, che ho già citato in questo articolo, facendo riferimento al concetto che per Lacan e Recalcati definisce “chi è ridotto all’efficienza della macchina, al suo funzionamento automatico, animato da una spinta pulsione acefala, priva di desiderio; chi presenta troppa soggettività, troppo pensiero, troppa funzione di governo verticale della personalità, divieto all’essere di emergere. C’è godimento ma non desiderio perché l’esperienza del desiderio è un’esperienza di perdita, di vertigine, che non si può confinare, di qualcosa di più forte dell’Io padrone e della volontà e per questo viene negato da questi nuovi soggetti, in quanto esperienza NON autoreferenziale. Si tratta dell’esperienza di un’alterità che porta una possibile perdita di identità, la frattura della quiete. L’esperienza del desiderio è senza Io.”

La Telfner cita anche le malattie dell’anima descritte dalla psicanalista Julia Kristeva, la quale denuncia una spettacolare riduzione della vita interiore del “nuovi umani, prodotto della vita moderna, presi in mezzo tra una pillola e lo schermo della TV/computer/cellulare, orpelli che li mantengono in uno splendido isolamento. Mostrano difficolta di ordine relazionale e una imperturbabilità all’altro quasi professionale; si entusiasmano per il consumare. Quelle che Christopher Bollas definisce personalità normotiche la cui caratteristica è una continua de-simbolizzazione dei propri contenuti mentali e dell’esperienza soggettiva verso un prevedibile appiattimento, nonostante un funzionamento “esterno” normale.”

Anche il sesso ha assunto un totale carattere di eccezionalità, che porta ad esprimerlo in un ambito in cui non c’è più normalità, vista come troppo difficile, ma anche profonda e coinvolgente, e per questo fonte di nuovi timori. Anche da questo punto di vista possiamo vederne il consumo frenetico, in una fase in cui è soprattutto stato evidente che l’approfondimento della conoscenza, diventata spesso difficile se non impossibile per le scarse possibilità date dalla frequentazione di persona, non era cosa facile da perseguire. Eppure, questa potrebbe essere vista come una necessità reale, oppure come una modalità attraverso la quale riuscire a portare avanti una dinamica di coinvolgimento scarso o nullo.

“Si danno le briciole alcune coppie da subito, oppure nel tempo, dopo la fase dell’innamoramento e a seguito della routine; ci sono poi diverse persone che lo diventano già nell’infanzia: difficili da stanare, solitarie e solo apparentemente connesse. Si tratta di persone intelligenti e mai banali che però offrono briciole al partner; non si coinvolgono affettivamente e tendono a mantenere le distanze, facendole passare per atteggiamenti naturali. Si tratta di persone che palesano questa caratteristica affettiva soltanto quando si chiede loro di coinvolgersi in un rapporto significativo… La coppia vive dentro un’immagine, un involucro superficiale anziché nell’intimità. Assistiamo a una sorta di menzogna condivisa, per mantenere ai propri e altrui occhi un’immagine splendida e splendente, intrappolati nel bisogno di apparire e incapaci di declinare in maniera saggia il rapporto lavoro-vita-proprio sé interiore.”

Umberta Telfner, Gli amori briciola

Intoccabili

Sono stata alla mostra del collettivo nonecollective.it e mi ha molto colpito un lavoro, tra i tanti, che ho trovato molto interessante: si chiama “Intoccabili: vicini, prossimi ma divisi, restiamo sguardi senza sorrisi”. La proposta artistica riguarda l’idea di poter agire, l’uno con l’altro, solo guardandosi, tenendo la propria mascherina sul viso, facendo dei gesti che indichino connessione, ma che può essere espressa esclusivamente attraverso un plexiglass che ci tiene alla giusta distanza di “sicurezza”. Forse, quello che potremmo chiederci è quale sia la sicurezza a cui aspiriamo e in che modo potremmo sentirci sicuri e non in pericolo dopo aver trascorso 16 mesi in una realtà disinfettata. Le relazioni rarefatte, diventate quasi invisibili, sono realissime, o dovrebbero tornare tali. La distanza fisica, vista come distanza spaziale, ci ha portati a vivere anche una distanza sociale, o quanto meno una difficoltà a vivere accanto a proiezioni dell’io, desideri, opinioni, scambi, confronti.  

Intoccabili, nonecollective.it

In che modo possiamo affrontare queste difficoltà di stare in relazione?

C’è dunque forse da chiedersi quanto questi anni 2020/21 ci abbiamo potuto portare maggiormente in questa realtà di reale mancanza di connessione. Potremmo cominciare a domandarci cosa stiamo vivendo davvero e, se quello che vediamo come la nostra realtà attuale non dovesse bastarci, forse metterlo in discussione. Come in tutti i periodi di estrema difficoltà, questo anno ci ha fatto vivere collettivamente un’esperienza straordinaria, in cui il toccare il fondo è stato spesso alla portata di tutti e con esso tutte le sue straordinarie risorse profondamente trasformative e piene di energie nuove da mettere in campo.

Il coraggio di affrontare il negativo e non solo esorcizzarlo o cicatrizzarlo, è probabilmente la vera sfida per costruire una e più relazioni di valore nella nostra vita, probabilmente prima con se stessi e poi con l’altro e gli altri. Anestetizzare i rapporti, le relazioni così come l’intensità, la complessità e la profondità della propria vita interiore è una scelta che molti tendono a fare, perdendo forse quel contatto profondo con le sfaccettature della propria anima, visibili magari proprio quando ci sono difficoltà e sofferenza e possiamo andare a cercarci nei meandri più fruttuosi e rivelatori di noi stessi.

C’è sempre una scelta. E forse è questo il significato del viaggio.

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