Filofobia ed evitamento: come superare la paura di amare

Un po’ di tempo fa avevo scritto un articolo che trattava di una figura molto controversa, ovvero coloro che vengono definiti evitanti. Quell’articolo è a tutt’oggi il più letto del mio blog e mi è quindi chiaro che questo aspetto si manifesti molto frequentemente nel mondo delle relazioni.

E’ possibile però immaginarne anche altri risvolti, che direi essere almeno altrettanto interessanti, ovvero il fatto che molte persone che hanno profondamente sofferto per amore possono manifestare alcuni aspetti della figura dell’evitante, proprio perché si sentono molto intimorite dall’impegnarsi in una nuova relazione, pur non essendone completamente consapevoli.

Quello che voglio dire è che, spesso, una persona che sente di aver subito una importante ferita fa estrema fatica a ritrovare la fiducia per aprirsi a una nuova relazione, che magari possa anche metterla profondamente in discussione. Talvolta, chi ha vissuto relazioni difficili, si è trovato ad affrontare le cinque ferite, ovvero rifiuto, abbandono, ingiustizia, umiliazione e tradimento. Quando ci si trova in una situazione di questo tipo, si è magari disponibili alla conoscenza di nuove persone, ma non necessariamente aperti poi ad approfondire i nuovi rapporti che potrebbero nascere. Si tratta infatti di un meccanismo di difesa basato sul principio per cui alla fine è meglio non innamorarsi per evitare di soffrire. Questo in genere scatena due possibili scenari: da un lato, la persona assume atteggiamenti di evitamento, per cui rifugge tutto ciò che può spingerla a prendere un impegno con qualcuno, che potrebbe significare far crescere la relazione e coinvolgere l’altro nella propria vita personale e di relazione con amici e parenti; dall’altro, alcuni scelgono di farsi accompagnare da persone che a loro volta mostrano segnali di evitamento, narcisisti, persone impegnate o cosiddette non disponibili e così via, in modo da ottenere la conferma che non c’è nessuno che possa impegnarsi davvero, che voglia amarle e che possa essere considerata una figura sulla quale contare per costruire insieme un progetto futuro.

La pausa che è sano prendersi alla fine di una relazione, in particolare se importante, magari finita in modo estremamente doloroso o drammatico, tanto da lasciare segni molto cocenti anche a distanza di tempo, dovrebbe essere sicuramente accompagnata da un percorso di benessere, centratura, solitudine e ritrovamento dell’autostima, oltre che dalla fiducia profonda di poter stare in una relazione appagante e intimamente rigenerante e arricchente.

Ma come fare a ritrovare questo benessere profondo, tanto da sentirsi predisposti a vivere delle nuove esperienze?

I passaggi per farlo sono semplici ed essenziali, ma richiedono di lavorare in modo estremamente serio, prendendosi la responsabilità della propria crescita, della capacità di guardare in faccia alle proprie ferite, di ristabilire un rapporto proficuo con la propria quotidianità, in cui può accadere sempre anche l’inaspettato, di curare con grande attenzione quella che potrebbe essere sentire finalmente la necessità di accettarsi e amarsi profondamente, senza immaginare di avere sempre e solo tutto sotto controllo e seguendo le proprie abitudini ormai eccessivamente consolidate.

Immaginiamo di poter fare insieme questi passi:

  1. E’ sicuramente necessario mettersi in contatto con il proprio dolore e fare spazio a quello che si è sentito ed è ancora vivo dentro di noi, sebbene possa scombussolare e ferire ancora.
  2. Interrompere le comunicazioni con la persona con la quale si è chiusa una relazione dolorosa è sicuramente un passaggio necessario, da portare avanti almeno per un lungo periodo, che può durare anche sino almeno ai due anni, fase in cui è necessario elaborare con lucidità e chiarezza la chiusura e tutto quello che si è potuto scatenare attraverso il sentirsi soli e abbandonati.
  3. Gestire la rabbia dell’essere stati esclusi dalla vita di qualcun altro, mentre si erano costruiti sogni e progetti insieme.
  4. La lista di quello che ci piace e non ci piace nelle relazioni, la costruzione di un immaginario che ci permetta di essere più vicini alla persona che siamo pronti a incontrare nel futuro, con alcune imprescindibili caratteristiche che non può più non avere.
  5. Creare dei rituali di benessere, attraverso i quali portare l’attenzione su di sé e stare profondamente bene anche da soli.
  6. Verificare di essere pronti a instaurare una relazione, perché già in pace profonda con se stessi e con la propria vita da soli.
  7. Chiedersi che tipo di relazione vorremmo in futuro e se gli aspetti principali che abbiamo messo nel nostro elenco sono presenti o meno.

Questi passaggi rappresentano una base solida, senza la quale spesso può essere difficile mettersi in gioco davvero. Il rischio che si potrebbe correre è quello di non essere in grado di cogliere, nei nuovi incontri che possono avvenire, che c’è lo spazio per instaurare qualcosa di piacevole, così come eventualmente anche di durevole e profondamente appagante.

Se sei interessato a fare questo percorso con me, ho una grande esperienza che ho maturato in questo ambito e che metto a disposizione delle persone che lavorano con me. La mia curiosità in questa direzione è nata da una serie di vicissitudini personali che mi hanno poi portata a riflettere molto e a riversare tutto quello che avevo appreso, attraverso lo studio e l’approfondimento, anche in ambito professionale. Potrai quindi scegliere se procedere da solo, per sciogliere alcuni nodi del tuo passato e affacciarti alla tua vita relazionale futura, oppure puoi contattarmi per una prima sessione gratuita, durante la quale ti sarà possibile capire che cosa possiamo fare insieme.