Responsabilità e autonomia nel trovare la propria centratura

Illustrazione di Hülya Özdemir

“Capire se stessi è il lavoro più difficile. Capire dai propri errori ripetuti, continui, perpetui. Soprattutto capire quando è il momento di fermarsi, quando è il momento di darsi, di conoscersi, di rendersi conto che non si può sempre fuggire, che bisogna anche fermarsi. E nell’istante in cui ti fermi, fare silenzio e permettere al tuo silenzio di parlarti, di dirti quelle cose che solo tu comprenderesti. Affrontarsi e rendersi conto che è il momento di dare e ricevere, non per poco, non per un’illusione, ma per qualcosa di concreto, certezza, stabilità, senza false illusioni o false prerogative. Capita di essere ciechi a volte, capita di non fiutare, di non sentire, di non udire, di non percepire l’istante perfetto. Capita anche di rendersene conto dopo, a volte tardi, a volte no, che quell’istante è tutto ciò che si sta cercando, e che bisognerebbe alimentare quella fiamma, non spegnerla! Perché è questo ciò che vorrei: vivere, non esistere.”

Alma Gjini

Parlo tanto con le persone con cui lavoro di autenticità e vulnerabilità e, quando tocca a me, non voglio più esimermi dal farlo.

Mi chiedo spesso quali siano per me gli strumenti per capire nuovamente cosa sto affrontando nella mia vita, perché per me, come per tutti, può essere difficile in alcuni ambiti mettermi veramente e profondamente in gioco. Probabilmente, anzi sicuramente, sono io la prima che rifugge e che è affascinata, attratta, ispirata da qualcosa di irraggiungibile da cui poi posso sentirmi rifiutata, come se fosse la vita stessa a esprimerlo a me e non viceversa. Se non mi do la possibilità di mettermi veramente in gioco, ho trovato una scusa esterna che mi permette di farlo, ma è perché io ho il profondo timore di affrontare i miei limiti e di trovarmi impantanata in qualcosa che non posso controllare.
Quello che ho trovato sempre estremamente sano è interrogarmi costantemente sulle mie dinamiche e sulle dinamiche che metto in atto con l’altro da me. Credo sia sempre un modo per imparare qualcosa in più. Ma quale può essere lo scopo di questo ulteriore viaggio?

Mi è sembrato sempre illuminante, da questo punto di vista, prendere in considerazione il fatto che in ciascun momento della nostra vita è bene, nonostante le difficoltà anche dovute magari a una fase storica che può sembrarci avversa, come questo anno 2020, rimettersi al centro della propria vita, responsabilizzarsi per le proprie scelte ed essere coscienti del fatto che tutto ciò implica essere, esistere e non sopravvivere.

Esistere può voler dire anche che possiamo accorgerci di tutto ciò in cui rimaniamo impantanati, di ciò che si ripete, che ci frustra, di quello che sarebbe più semplice non vedere, perché guardare a quello che siamo è impegnativo. Ma ricordarci sempre che rivivere costantemente con i nostri blocchi, trovarceli davanti senza affrontarli non è sicuramente metterci in contatto con la possibilità di crescere e avrà sicuramente il potere di stancarci molto di più che se volessimo finalmente decidere di lavorarci e disegnare per noi stessi un nuovo senso di prospettiva.

“[Siamo r e s p o n s a b i l i della nostra fioritura]
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La responsabilità è un concetto apparentemente semplice ma che poi facciamo davvero fatica ad inglobare nelle nostre vite. Purtroppo ci è molto più consono il concetto di colpa, con il quale spesso confondiamo le carte. 
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Ad esempio, in questo momento di pandemia globale siamo tutti a cercare un colpevole per le nostre vite sovvertite, il nostro lavoro diminuito, se non scomparso, la paura di ammalarci, la solitudine. 
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Abbiamo bisogno di trovare un colpevole, che sia il governo, il lockdown, i cinesi, le case farmaceutiche… e questa affannosa e iraconda ricerca della colpa ci fa perdere energia e lucidità rispetto all’unica cosa che possiamo fare subito per cambiare le cose, che è prendersi la responsabilità. 
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Chi si prende la responsabilità non aspetta una soluzione da fuori, chi si prende la responsabilità cerca un modo per rispondere in un modo nuovo ad un vecchio problema, chi si prende la responsabilità non necessariamente è il colpevole, ma comunque è colui che risolve. Per sé e per gli altri. Questo è il valore della responsabilità.
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(Ed è il primo passo da fare in ogni processo di coaching)”

Alessandra Tinozzi, Late Bloom Coach

Questa importante e potente riflessione di Alessandra Tinozzi, stimata coach e amica, ci muove verso una nuova dimensione nel considerare quello che ci sta bloccando e che non ci sta permettendo di agire. Il lavoro che si fa insieme in un percorso di counseling e di coaching non è da parte dell’operatore sorreggere l’altro e accompagnarlo mettendosi al suo posto, ma è quello di responsabilizzare la persona e renderla autonoma riguardo alle proprie scelte e alle proprie istanze. E’ un accompagnamento a individuare altre possibili strade e guardare con maggiore consapevolezza a tutto quello che abbiamo attorno, avendo cura di non perderci il dono più prezioso, che è tornare a essere realmente al centro della nostra vita. Mi è capitato tante volte di chiedermi a chi avrei potuto addebitare qualcosa che non avevo scelto per me stessa mettendomi al centro della mia vita e responsabilizzandomi per essa, ma facendo prevalere altre istanze, che fossero esse culturali, familiari, amicali, lavorative, del contesto sociale, o che implicassero mie paure profonde che non avevo il coraggio di guardare. Sentire di fare le proprie scelte con consapevolezza, partendo dal centro di se stessi, che si conosce, di cui si è consapevoli, punto profondo in cui guardiamo ai nostri veri bisogni, valori e desideri, per darci finalmente il permesso di ascoltarli e metterli in atto.

“Il più prezioso aiuto che possiamo dare è quello di insegnare ad aiutarsi da sé. È bene mostrare la via, dare i mezzi per percorrerla, accompagnare fin dove è concesso, sorreggere amorevolmente nei passi pericolosi, ma non è giusto accondiscendere addirittura a portare sulle spalle chi vorrebbe le gioie dell’altezza senza le salubri fatiche dell’ascesa. Resistiamo con fermezza a simili pretese, anche a costo di far soffrire chi ci è caro, di esser accusati di poco amore, mentre lo facciamo in nome di un amore più alto e sapiente.”

Roberto Assagioli, Appunti di lavoro interiori

Accettare veramente la sfida di compiere il viaggio in modo intenso, profondo, al massimo delle nostre possibilità, lasciando andare le redini del controllo, è probabilmente quello che ci spaventa incredibilmente, ma che ci permette di toccare con mano e in profondità la nostra vera autenticità. Ci mette a contatto con le miserie di noi stessi, ma con la meraviglia che è celata in ciascuno e che abbiamo la responsabilità di scoprire, rivelare a noi stessi e agli altri.

Se hai voglia di metterti veramente in gioco e provare a capire cosa possiamo fare insieme, contattami per la tua prima sessione gratuita, in cui avremo modo di scoprire insieme come andare con passo sicuro verso il tuo futuro, finalmente espresso appieno attraverso tutte le tue potenzialità.

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