Vivere da soli

Il tema della solitudine è diventato estremamente centrale nell’ultimo periodo, in particolare dopo aver vissuto due anni immersi, in particolare in Italia, in una nuova realtà modellata anche attraverso una serie di provvedimenti che hanno di molto ridotto la socialità delle persone che vivono e vivevano da sole. Lo stato di isolamento e il distanziamento interpersonale cui siamo stati sottoposti un po’ tutti, indipendentemente dallo stato relazionale di ciascuno, superconnessi però con tutto il mondo, attraverso un uso capillare del mondo virtuale, ha costituito la prima difficoltà nel riconoscere quali fossero gli elementi necessari a soddisfare tutta una serie di bisogni che solo le relazioni dal vivo sono in grado di esaudire. Per molti, in una società in cui le relazioni e il ruolo che ricopriamo condizionano fortemente l’impostazione dei nostri ritmi e stili di vita e, soprattutto, il nostro senso di identità, tante cose sono state rimesse nuovamente in discussione e molte persone che avevano scelto magari più consapevolmente uno stile di vita da soli, si sono trovate a dover fronteggiare lunghi momenti di totale solitudine. A seguito dell’introduzione del concetto di Covid Fatigue e del ribaltamento della vita quotidiana a cui tutti siamo stati sottoposti, rimane da chiederci se è possibile vivere ancora adesso con serenità la scelta di condurre una vita da soli e a maggior ragione se invece sentiamo che stiamo subendo qualcosa che non avremmo mai pensato di vivere.

Illustrazione di Lorena La Rocca

E’ dunque ancora possibile beneficiare di quello che una vita da soli può offrire?

Questa è una prima domanda che mi sono posta riguardo a questo argomento, poiché troppo spesso siamo influenzati da alcune credenze che ci convincono che la cultura dominante ci dia le giuste chiavi di lettura per interpretare quella che è la nostra vita e che sono le nostre scelte. Molte frequentemente, proprio l’essere consapevoli che molte delle situazioni che viviamo, sebbene apparentemente non siano state scelte da noi in modo proattivo, siano ciò che in un certo qual modo è presente nella nostra vita e che viviamo quotidianamente può essere un passo che è fondamentale fare.

Possiamo figurarci, guardando al resto del mondo, grandissima intimità di coppia, un livello di comprensione altissimo e moltissime varietà di gentilezze e di scambi, ove ci confrontiamo con chi vive una vita con la compagnia di qualcuno. E siamo sicuri che quelli che noi guardiamo da fuori siano immersi nell’amore vero, che noi non abbiamo ancora trovato. Eppure, tutte le persone per le quali immaginiamo questo, non stanno esattamente vivendo un’esperienza di questo tipo: potrebbe essere che molti si trovino comunque in uno stato di solitudine, pur essendo circondati da persone, che magari hanno anche scelto, in un dato momento, di avere al proprio fianco, per periodi di tempo anche molto lunghi. 

La solitudine può essere una scelta volontaria: una tipologia di compagnia non adeguata sarebbe probabilmente, per le persone che preferiscono trascorrere una vita da sole, molto più pesante e impegnativa da sopportare che non il fatto di poter prediligere completamente e senza compromessi quello in cui si sentono maggiormente a proprio agio. Se siamo stati noi ad aver scelto di stare da soli, per tutta una lunga serie di motivi, non necessariamente questo è dunque qualcosa che sentiamo ci è veramente stato imposto. Innanzitutto, è bene ricordare a noi stessi che scegliere sempre con cura coloro con cui accompagnarci ed essere consapevoli di voler condividere qualcosa di veramente profondo e che sentiamo di valore è un elemento centrale della nostra capacità di rimanere concentrati su quale sia il modo in cui stiamo decidendo di condurre la nostra vita, soprattutto quando emerge uno stato di solitudine che sentiamo come ingiusto. Nella maggior parte dei casi, abbiamo potuto sicuramente decidere in prima persona tra le varie opzioni quale fosse per noi quella più congeniale e non necessariamente siamo quindi stati esclusi dal mondo. Abbiamo concretamente immaginato e costruito contesti in cui potevamo essere a nostro agio e in quali meno o per niente, decidendo come fosse dunque opportuno procedere. Troppo spesso, coloro che sentono come pressante il tema della solitudine, o che si sentono esclusi dalla possibilità di avere una relazione amorosa, non rammentano che si sottraggono a un certo tipo di frequentazione, che nella ricerca anche attiva di un partner molto spesso quello che vivono non è ottimale, che molti contesti li sentono come totalmente estranei. Ribaltare quindi, a questo punto, la visione della cosa, è un tema essenziale.

Se guardiamo al fatto che l’isolamento è una parte imprescindibile dell’esperienza umana e che ci accomuna tutti, che può essere condivisa da chi è in coppia o riguardare, con coscienza magari maggiore, chi trascorre la propria vita da solo, possiamo provare a immaginare come vivere nel migliore dei modi questa sensazione e questo dato di realtà. 

Illustrazione di Enrica Mannari

Come si costruisce un nuovo mindset sullo stare e il vivere da soli? 

Quello che potremmo provare a immaginare è dunque che non esiste un modo di vivere “normale” che può essere condiviso da tutti, ma che ci sono tanti modi per verificare che ogni vita e ogni scelta sono a sé e che hanno valore di per sé. 

Nel video “The Terror of Being Alone” della School of Life, c’è un’ipotesi molto interessante sul fatto che “abbiamo paura inutilmente di stare da soli perché non teniamo presente la distinzione tra solitudine (una bella condizione) e solitudine (un dolore). Abbiamo bisogno di recuperare il senso dei lati positivi dell’essere soli, per poter fare le scelte giuste intorno all’amicizia e all’amore.”

The terror of being alone, The School of life

Quello che spesso può accadere riguarda infatti la paura di abbandonare relazioni che non troviamo appaganti e che sono tutto sommato insoddisfacenti e può rivelarsi come qualcosa di cui vergognarci, anche perché ci potrebbe catapultare in un luogo in cui è presente esclusivamente tantissima solitudine. Il giudizio che la società stessa riserva a una persona che sceglie o si trova a vivere e a essere da sola, ha il gusto di una serie di pensieri estremamente negativi sul fatto che potremmo non essere in grado di vivere una sana vita di relazione, per una lunga serie di motivi, non del tutto onorevoli. Ci potremmo sentire attanagliati dall’idea di rischiare di rimanere soli e passare giornate completamente vuote. Accettare alcuni compromessi ci potrebbe portare in uno stato di disconnessione, scarsa sincerità e poca quiete. E’ quindi importante concentrarsi sul fatto che non si è stati rifiutati, ma che abbiamo visto delle buone opportunità di equilibrio nella nostra vita. 

Ci potrebbero essere momenti particolari in cui sentiamo maggiormente il peso dell’essere rimasti soli, come altri in cui, invece, ci potremmo trovare di fronte a una serie di opportunità che questa condizione potrebbe rivelarci. 

Illustrazione di Yaoyao Ma Van As

Qual è in effetti l’effettivo pericolo che corriamo nel rimanere completamente soli?

Può sicuramente essere molto difficile immaginare una vita in cui si è al centro di tutte le giornate, tutte le scelte, tutte le responsabilità, in cui i momenti difficili e tristi possono trascorrere senza che nessuno possa ascoltarci o nessuno possa condividere con noi i nostri malesseri. Eppure, anche l’essere in coppia, non assicura a nessuno che potremmo trascorrere i momenti in cui abbiamo veramente bisogno di un sostegno con qualcuno capace di ascoltarci e starci vicino.

Quello che sicuramente inizialmente può rappresentare un grande sforzo che può richiedere tantissima energia, è cominciare a lavorare indagando dentro di noi quali potrebbero essere le vere linee guida della nostra vita, in cui abbiamo scelto di essere completamente centrati, consapevoli e completamente nel nucleo delle nostre scelte, impegnati a perseguire quello che è lo scopo della nostra esistenza.

Alla fine del 2020 mi sono imbattuta in un libro di Francie Healey  e Crystal Tai che mi è piaciuto molto: si chiama Honjok. L’arte di vivere da soli. Questa parola coreana ha un significato un po’ “magico“, dal mio punto di vista, poiché indica le “tribù di una sola persona”, ovvero i solitari e coloro che amano fare cose da soli. Sebbene questo fenomeno sia estremamente diffuso in oriente, in occidente il senso di solitudine ha un’accezione ancora difficile da affrontare e per molti, anche da un punto di vista culturale, significa rientrare in una categorie di persone che si sentono ancora di aver fatto, come abbiamo detto nella maggior parte dei casi, una scelta subita e non voluta.

Possiamo dunque imparare che, prima di dare a noi stessi valutazioni estremamente pesanti e profondamente giudicanti potremmo compiere qualche altra azione.

  1. E’ importante accettare che la fatica, gli errori e i fallimenti sono parte integrante della crescita.
  2. Se cambiamo le nostre credenze, la nostra vita le seguirà. Qualsiasi convinzione su di sé che alimenti il limite, ostacola effettivamente l’azione e il cambiamento.
  3. Bisogna sperimentare diverse modalità integrate per capire cosa potrebbe veramente funzionare per noi.
  4. Il cambiamento potrebbe richiedere i suoi tempi, che potrebbero apparire lunghi, ma mettendo insieme dei passi di valore, sicuramente è possibile attivare una serie importante di soluzioni efficaci.
  5. Superare l’incertezza e il timore dell’ignoto, alimentando la fiducia in se stessi, nell’idea di potercela fare, sarà un elemento sicuramente rilevante per promuovere una strada efficace per raggiungere i propri obiettivi, anche in ambito relazionale e capire cosa profondamente ci può portare verso una vita il più possibile felice e appagante.

Se ti senti in difficoltà nel fronteggiare un percorso di vita da sola, contattami per fissare un appuntamento per la prima sessione gratuita.

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